Tutti gli articoli 12 agosto 2026

AI per le PMI: quasi sempre stiamo risolvendo il problema sbagliato

Le grandi imprese italiane usano l'AI nel 53,1% dei casi, le piccole nel 15,7%. Il divario non è di budget: è che quasi nessuno parte dal problema giusto.

Nel 2025 il 16,4% delle imprese italiane con almeno dieci addetti ha usato almeno una tecnologia di intelligenza artificiale, il doppio rispetto all'8,2% dell'anno prima. Ma se apri il dato per dimensione, la media smette di dire qualcosa: fra le grandi imprese siamo al 53,1%, fra quelle da 10 a 49 addetti al 15,7% (Istat, 15 dicembre 2025).

Più di una grande impresa su due, meno di una piccola su sei.

La spiegazione comoda è il budget. Non regge: gli strumenti costano una frazione di quello che costavano tre anni fa, e il bando piemontese ne finanzia una parte. La spiegazione vera, quella che vediamo tutte le settimane, è più fastidiosa. Le grandi imprese hanno qualcuno il cui mestiere è capire dove sta il collo di bottiglia. Le piccole no. E senza quella persona, l'AI per le PMI diventa un prodotto comprato per risolvere un problema che nessuno ha misurato.

Che cosa vuol dire "AI per le PMI", in pratica?

Vuol dire far fare a una macchina il lavoro ripetitivo che oggi occupa una persona brava. Non vuol dire comprare un chatbot, e nella maggior parte dei casi non vuol dire nemmeno cambiare i programmi che usi.

In un'azienda da quindici persone l'intelligenza artificiale utile assomiglia poco a quella dei convegni. È il preventivo che si scrive da solo pescando dallo storico invece che da un file di due anni fa. È la mail del cliente che arriva e si trova già smistata, con l'allegato letto e i dati messi dove servono. È l'ordine che nessuno deve ribattere a mano dal PDF al gestionale.

Roba noiosa. È esattamente il motivo per cui funziona.

Perché quasi tutti partono dal problema sbagliato?

Perché il problema che ti raccontano non è quasi mai quello che costa di più. Quando chiedi a un imprenditore dove perde tempo ti risponde con quello che lo irrita, non con quello che gli svuota le giornate, e le due cose coincidono raramente.

Ci è successo in modo talmente netto che lo raccontiamo sempre. Siamo entrati in uno studio con quindici cardiologi, preparati a parlare di front-desk: telefono, agenda, appuntamenti saltati. Il primo medico che ha aperto bocca ha detto un'altra cosa. Il suo problema erano i referti, il tempo che ci vuole a scriverli e il fatto che quindici colleghi li scrivono in quindici modi diversi.

Non era la conversazione che avevamo preparato. Se fossimo arrivati con un prodotto da vendere, avremmo passato l'ora successiva a spiegargli perché il suo problema era quello che risolvevamo noi.

Come si trova il problema vero?

Guardando la gente lavorare, per mezza giornata, senza fare domande per i primi venti minuti. Il collo di bottiglia si vede: è il punto dove qualcuno riapre lo stesso file per la terza volta, o dove un foglio passa di mano perché "quello lo sa fare solo lei".

Le interviste da sole non bastano perché le persone descrivono il processo come dovrebbe essere, non come è. Non lo fanno per nascondere niente: è che chi fa una cosa da sei anni ha smesso di vederla. Se vuoi una prima misura senza far entrare nessuno in azienda, l'autodiagnosi sono dodici domande e tre minuti, e restituisce una cifra calcolata sui tuoi numeri invece che sulle medie di settore.

Devi cambiare i gestionali che hai già?

Quasi mai, ed è la cosa che ci sentiamo chiedere più spesso. Il gestionale che usi da otto anni contiene lo storico, le abitudini del tuo team e mille convenzioni non scritte: buttarlo per fare spazio all'AI è il modo più veloce di trasformare un miglioramento in un trauma.

L'automazione si costruisce attorno. Abbiamo integrato Mago di Zucchetti, un ERP vero, in produzione, con anni di dati dentro, senza toccarlo e senza chiedere a nessuno di cambiare il modo di lavorare. Il caso opposto esiste ma è più raro: un'azienda di arredamento che non aveva nessun gestionale, dove il sistema è nato dentro l'azienda perché non c'era niente attorno a cui girare (Igea Design).

La regola pratica: se perdi tempo dentro il software, è il software sbagliato. Se lo perdi a fare da ponte fra il software, la mail e WhatsApp, il software non c'entra niente.

Che cosa l'AI fa bene in una PMI, e che cosa no?

Fa bene tutto quello che è ripetitivo, ad alto volume e con un esito verificabile. Fa male tutto quello che richiede di assumersi una responsabilità davanti a un cliente o a un ispettore.

Funziona Non funziona, o non conviene
Leggere documenti in arrivo e tirarne fuori i dati Decidere da sola cosa fare di quei dati
Preparare un preventivo partendo dallo storico Fissare il prezzo finale
Smistare richieste da più canali in un posto solo Rispondere al cliente arrabbiato
Ricordare scadenze e chiedere i documenti in anticipo Sostituire chi tiene i rapporti
Trovare l'anomalia in mille righe di dati Spiegare perché quell'anomalia è nata
Scrivere la prima versione di un testo tecnico Firmare quel testo senza che nessuno lo legga

La colonna di destra non è un limite tecnico che passerà fra sei mesi. È dove serve qualcuno che ci metta la faccia, e in una PMI quel qualcuno sei tu.

Quanto ci vuole prima di vedere qualcosa?

Mesi, non anni, e il primo pezzo deve essere in uso vero entro sei mesi. Se un fornitore ti propone un progetto che dà i primi risultati fra un anno, ti sta proponendo un rischio, non un investimento.

Il modo di sbagliare meno è costruire la cosa più piccola che risolve un problema reale, metterla in mano al team e guardare se la usano. Se la usano, si aggiunge il pezzo dopo. Se non la usano, l'errore è di chi l'ha costruita e si rifà: meglio scoprirlo al primo pezzo che al dodicesimo. Se stai ragionando sui tempi, tieni conto che il voucher digitalizzazione del Piemonte apre lo sportello il 22 ottobre, e il software su misura rientra fra le spese ammissibili.

Come capisci se un fornitore ti sta vendendo fuffa?

Da tre domande, e le risposte le riconosci senza essere tecnico. Chiedi che cosa va in produzione entro sei mesi, chiedi che cosa succede il giorno che smetti di lavorare con lui, chiedi di vedere una cosa che ha costruito e che qualcuno usa davvero ogni mattina.

Se la risposta alla prima è "dipende dalle fasi", alla seconda è imbarazzo, e alla terza è una demo, hai finito la valutazione. Un fornitore serio ti dice anche di no: se non trova un intervento che vale, te lo dice invece di inventarne uno.

Il segnale peggiore è il preventivo scritto senza essere venuti a vedere come lavori. È lo stesso errore che vediamo fare sui bandi: si arriva all'ultimo, si abbozza un preventivo per riempire il modulo, e poi in fase di analisi e rendicontazione quel preventivo non regge.

Quando conviene non fare niente?

Quando il tempo che perdi non basta a giustificare l'intervento, e capita più spesso di quanto un fornitore ammetta. Tre persone, un'agenda che sta in testa e venti pratiche al mese non sono un problema di automazione: sono un'azienda che funziona.

Il conto lo puoi fare da solo, e ti serve una moltiplicazione sola. Prendi le ore che una persona brava passa ogni settimana a fare una cosa che una macchina farebbe uguale, moltiplicale per cinquanta settimane, e guarda il numero. Se è piccolo, hai appena risparmiato un progetto. Se è grande, adesso sai di quanto.


In due righe

Il divario fra grandi e piccole imprese sull'AI non è di soldi, è di analisi. Nessuno, in un'azienda da quindici persone, ha come mestiere quello di guardare i processi: così si compra la soluzione prima di aver misurato il problema, e il problema che si compra non è quasi mai quello vero.

Noi lavoriamo così: veniamo a vedere, misuriamo, e se non troviamo un intervento di valore lo diciamo. Il primo passo è un ascolto, non un contratto. Prenota una call di discovery, trenta minuti, niente slide. Oppure fai l'autodiagnosi e richiamaci quando vuoi.

Se ti interessa il caso specifico del tuo settore, abbiamo pagine dedicate per studi medici e poliambulatori e per gli studi di consulenza HSE.


Chi scrive. Erik Goi fa consulenza informatica dal 2008 e si occupa di intelligenza artificiale dal 2022, cinque mesi prima che ChatGPT la rendesse un argomento da riunione. Con il cliente più longevo lavora da oltre quindici anni. Apex Labs, con sede ad Asti, è il marchio con cui fa questo lavoro dal gennaio 2026. L'archivio di oltre 60 articoli su tecnologia e imprese, dal 2018, sta su erikgoi.com.